Il mirabile volo di Antonio Comaschi a Napoli


Tra le ascensioni che ebbero luogo nel Regno di Napoli prima dell'Unità d'Italia spicca, per l'entità del volo effettuato, quella eseguita il 24 giugno 1843 da Antonio Comaschi, famoso aerostatiere bolognese, partendo dal Campo di Marte, ovvero l'attuale aeroporto di Capodichino. Ce ne raccontano i dettagli l' “Omnibus Pittoresco” ed il “Poliorama Pittoresco”, due riviste pubblicata a Napoli in quegli anni che si distinguevano per le numerose illustrazioni.



Esse ci informano dell'accuratezza del lavoro effettuato dallo scienziato e professore napoletano Domenico Mamone Capria, che si era assunto l'incarico di preparare il “gas flogogeno di Brugnatelli”, ovvero l'idrogeno, necessario per il volo. Essa infatti avveniva per via chimica, durante la preparazione stessa del volo. A tale riguardo l'Omnibus ci informa che:

“Questo apparecchio di cose così minutamente disposte produceva che il gas entrava freddo nelle maniche del pallone, privo assolutamente di gas acido carbonico e di acqua nello stato vaporoso, ed ecco la conseguenza perché il pallone col Comaschi fece una ascensione sorprendente”.

Più avanti la rivista sembra voler enfatizzare meglio l'opera del chimico napoletano, attribuendole buona parte del merito per il successo dell'impresa.

“Correvano qui in Napoli, sugli esperimenti dati a Bologna dallo stesso Comaschi, voci alquanto sfavorevoli, che a giudicare dalla felice ascensione qui avvenuta, si debbon credere assolutamente cagionate dalla cattiva preparazione del gas in quella città”.

Di certo la cattiva qualità del gas, troppo contaminato da vapore acqueo, aveva compromesso un suo precedente esperimento a Roma.



La macchina del Comaschi rappresentava senza dubbio, per la metà del secolo diciannovesimo, un gioiello di tecnologia. La rivista ne illustra i dettagli. Agli occhi moderni spiccano particolari ingenui: non tanto l'ancora, forse utile per regolare la discesa e prendere terra, quanto la vela, ben poco funzionale in un oggetto che si muove assieme al vento. La caratteristica principale era tuttavia la forma, schiacciata e vagamente simile ad una lenticchia, con una specie di paracadute applicato al bordo esterno, che forse serviva a rallentare le discese e rendere un po' meno pericoloso l'impatto con il suolo: era infatti il momento in cui più spesso si verificavano incidenti.

L'evento, ampiamente pubblicizzato, suscitò vasta curiosità. L' “Omnibus” ci informa che, al momento del decollo, il Campo di Marte era pieno, anche se forse esagera la cifra:

“Con un concorso maggiore di duecentomila persone, e non perciò senza ombra di disordine alcuno”.

L'ardito volo cominciò alle 6 del pomeriggio, quando, terminata la preparazione dell'aerostato:

“Ad un tratto e come razzo drittissimo verso il cielo si levò la bella e grande macchina del Comaschi in modo sì meraviglioso che la strabocchevole moltitudine restò ad ammirarla”.

e si concluse nella provincia di Salerno, in particolare a Quaglietta, dove il Comaschi:

“Quasi assiderato, per esser giunto ai 12 13 gradi sotto il zero (del termometro centigrado) fu raccolto da genti di quel luogo e poi dalle Autorità competenti fatto soccorrere e cautelare come esigeva filantropia, umanità e cortesia”.

Quindi parrebbe, per una volta, senza il rischio di linciaggio dell'aeronauta da parte di paesani e contadini, come a volte si legge nelle cronache d'epoca. La quota raggiunta, tuttavia, era forse ancora più sorprendente, agli occhi dei contemporanei, rispetto alla distanza percorsa ed alla velocità. Il “Poliorama” osserva che solo i pochi che sono stati in alta montagna ed hanno sperimentato:

“quanto sian poco spirabili le vette del Monte Bianco, del Chimborazzo e le accessibili giogaje dell'Himalaya”,

possono provare a stimarla, ma, scientificamente, che la misura precisa spetterebbe:

“A due astronomi che si fossero di concerto collocati in due siti diversi e che potessero esser certi di ragguagliarlo nel medesimo istante”,

applicando quindi un rigoroso metodo trigonometrico. La ricostruzione del percorso del Comaschi, a zig-zag fra le province di Napoli, Avellino e Salerno e con qualche pericolosa puntata verso il mare, compare sul Poliorama, ricostruita direttamente dal Comaschi:



“La sorte di accoglierlo illeso toccò all'ospitale Quaglietta, la quale in linea diritta dista da Napoli circa 65 miglia, distanza che va oltre assai le dugento miglia quando è percorsa con l'obliquità segnata in questo schizzo corografico delineato dallo stesso Aeronauta, la cui gentilezza ce ne ha fatto dono. Dalle mosse alla meta ei non consumò più d'un ora e 17 minuti”.

La durata indicata del volo, appena un'ora e diciassette minuti, sembra, per la verità, ben poco realistica anche ipotizzando la presenza di forti venti. Altre fonti indicano infatti che il Comaschi prese terra in tarda notte.

Note conclusive: nello stesso numero del “Omnibus Pittoresto” è presente anche una prefigurazione dell'aeroplano, nella forma di un avveniristico (per l'epoca) “carro a vapore aereo”, dotato di ali, coda e di qualcosa di simile ad eliche.



Il volo di Comaschi suscitò parecchia attenzione ed interesse. Gli furono anche dedicate delle poesie; una comparve nel numero successivo del “Omnibus Pittoresco”, quello di luglio 1843.

Commenti

  1. ottimo lavoro di ricerca storica. Interessanti i contenuti.
    Rino Russo

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    1. Grazie mille, i complimenti sono sempre graditi. Spero che ripasserà da queste parti.

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  2. Una poesia dedicata ad un chimico inventore... altri tempi!!

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    1. Ciao Luigi, fa piacere trovarti da queste parti. Per la verità la poesia è dedicata all'aeronauta, ma in ogni caso ha il sapore di tutt'altra epoca. Oggi dedicano canzoni, ma più che altro ai calciatori.

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  3. Grazie a lei per la visita ed i complienti, sempre graditi. In effetti il Regno di Napoli aveva mille difetti, ma forse anche qualche pregio, che vale la pena di ricordare.

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  4. Vi ringrazio di aver pubblicato questo articolo per Antonio Comaschi,che era un genio di aeronautica e ha dato gloria ad Italia Vi saluto,pronipote di Comaschi

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    1. E' un piacere. Se dispone di altre informazioni sul suo illustre antenato, che le piacesse condividere, sarò contento di mettermi in contatto con lei.

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