martedì 5 giugno 2012

Una sfida tutta meridionale


Pubblicità della AVIS del 1941

Come altre forze aeree nel mondo, negli anni ’30 la Regia Aeronautica avvertì il bisogno di un aereo leggero a decollo ed atterraggio corti – uno STOL diremmo oggi – da utilizzare per osservazione e collegamento dove non fossero disponibili piste preparate. Il riferimento evidente era l’impiego nelle colonie africane.

Il  bando di gara fu emesso nel novembre 1938. Ad esso risposero solo due aziende, entrambe meridionali: la IMAM con il Ro.63 e la AVIS con il C.4

La IMAM, con sede a Napoli, era leader, in quegli anni, nel campo dei ricognitori, fornendo i tipi Ro.37 e 37 bis, ampiamente impiegati in Africa e nella guerra di Spagna, ed il Ro.43, catapultabile ed imbarcato sulle maggiori unità della Regia Marina. Realizzava inoltre il Ro.41, addestratore e caccia leggero. Il Ro.63 era un monoplano ad ala alta di costruzione mista, probabilmente ispirato dal Fieseler Storch di cui l’aeronautica aveva acquistato alcuni esemplari.

L’AVIS presentò invece il progetto di un ala bassa, con due posti affiancati più uno posteriore. Era prevista una evoluzione per uso sanitario, in grado di trasportare un ferito in barella. Era dotato di ipersostentatori su bordo d’attacco e d’uscita alare e, come per il concorrente, di carrello fisso, con ruote di buon diametro ed ammortizzatori a corsa lunga, per operare da terreni sconnessi. Si trattava del primo progetto realizzato autonomamente dall’azienda di Castellammare di Stabia che da l 1935 era entrata a far parte del gruppo Caproni.

IMAM Ro.63
Per entrambi i modelli il motore era il tedesco Hirth, ad otto cilindri e circa 280 cavalli, mancando alternative nazionali valide.

Il progetto AVIS risultò inferiore già sulla carta, tuttavia, secondo una logica ricorrente in quegli anni, fu deciso di realizzarne ugualmente alcuni esemplari a scopo valutativo. Non va dimenticato che la Caproni era la più grande azienda aeronautica e meccanica in Italia e, di conseguenza, anche la più influente.

Le prove di volo svolte a Guidonia confermarono le previsioni: il prototipo AVIS primeggiava solo in relazione alla velocità massima, ma le caratteristiche di volo non erano soddisfacenti. L’IMAM risultò pertanto vincitore del confronto. Si trattava in effetti di un progetto valido, con prestazioni di tutto riguardo e più spazio disponibile, in cabina, rispetto al riferimento Fieseler. Tuttavia, seguendo anche in questo caso una prassi ricorrente, la produzione si limitò ancora una volta a pochi esemplari, che servirono nella Regia Aeronautica durante la Seconda guerra mondiale affiancando gli Storch comprati in buon numero dalla Germania. Il motivo principale accampato era la scarsa disponibilità del motore tedesco. Fu testato, come alternativa, l’Isotta Fraschini Beta, che però si fece presto conoscere per la sua scarsa affidabilità.
Caproni-Avis C.4

Si tentò di intervenire sul C.4 per migliorarne le caratteristiche di volo a bassa velocità, in particolare aumentando le dimensioni del piano verticale, ma senza raggiungere i risultati sperati. L’AVIS non si cimentò più in altri progetti autonomi e l’insuccesso del C.4 coincise con l’abbandono dell’azienda da parte del capo progettista Ugo Abate. Le successive vicende belliche e dell’immediato dopoguerra rappresentarono l’inizio della fine per il marchio stabiese.

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