martedì 12 febbraio 2019

Hallecker: in pallone sul Golfo

Illustrazioni da "La Stampa Sportiva" del 29 luglio 1906

Nei primi anni del secolo scorso il volo umano era visto come un’attività pericolosa ed emozionante, priva ancora di un vero interesse pratico, anche se i militari più giovani e attenti ne seguivano con attenzione gli sviluppi. Ascensioni in pallone, dirigibile o tentativi con i primi aeroplani sarebbero oggi considerati alla stregua di sport estremi ma, con la minore sensibilità alla sicurezza di quei tempi, erano catalogati come sport e basta. Ne è prova il fatto che le notizie riguardanti il volo comparivano regolarmente nelle colonne sportive dei quotidiani e che “La
Stampa Sportiva”, supplemento settimanale del quotidiano “La Stampa”, sia, in Italia, una importante fonte di informazioni sulle peripezie dei pionieri del volo. L’evoluzione del volo deve molto a questi appassionati, spericolati e spesso benestanti “sportsman”, come li si definiva.

Nel numero del 29 luglio 1906, infatti, il periodico sportivo di Torino ci illustra il lavoro che Santos-Dumont sta facendo su quello che, di li a poco, sarebbe stato il primo aeroplano funzionante realizzato in Europa: il suo trabiccolo di bambù e seta avrebbe infatti completato il primo volo a settembre di quell’anno, consentendogli di vincere Coppa Archdeacon, percorrendo ben 250 metri in aria!

Lo stesso giornale ci porta poi a Napoli per un’altra avventura, questa in campo aerostatico, di cui è protagonista il pilota Enrico Hallecker e due suoi amici: l’avvocato Giulio Francesconi e la moglie Emilia Francesconi-Colonna.







Da "La Stampa"
Ma facciamo qualche passo indietro. Poche notizie biografiche su Errico Hallecker (cognome a volte semplificato in Halleker o italianizzato in Hallecher) le ricaviamo per lo più da “Ad Astra – pionieri napoletani del volo”. Nato a Napoli il 28 luglio 1877, di famiglia benestante, si iscrisse alla “Società Aeronautica Italiana” nel 1905, effettuò diverse ascensioni in “pallone libero” e divenne allievo pilota di aerostati. Acquistò un proprio pallone, costruito da Cirillo Steffanini, che battezzò “Sparviero”, con l’intenzione di partecipare all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906, e su questa macchina acquisì il brevetto di pilota d’aerostati il 12 aprile 1906 a Roma, portando in volo, come passeggeri, Ubaldo Puglieschi e lo stesso Steffanini. Il volo si concluse alle 16:15 presso Monte Celio, come gli aeronauti comunicarono immediatamente lanciando un piccione viaggiatore.

In quei giorni, Napoli era in apprensione per l’eruzione del Vesuvio, la maggiore del XX secolo, che provocò gravi distruzioni nei paesi ad est del vulcano.

Due parole sugli istruttori e passeggeri di Hallecker. Ubaldo Pugliesi fu un pioniere del volo in pallone e ufficiale dell’esercito, ma forse la figura più intrigante delle due è Cirillo Steffanini, aeronauta e acrobata di origine milanese (1858-1946) che su “Ad Astra” è erroneamente indicato con il nome di Luigi. Un personaggio assolutamente singolare, una vita intera dedicata al volo in pallone. Con il nome d’arte di Stephenson aveva girato l’Italia per molti anni, proponendo spettacoli con il suo pallone ad aria calda “Forza e Coraggio”, il nome dell’associazione sportiva milanese di cui aveva fatto parte. Dalla fine dell’800, forse sentendo avanzare l’età ma non venir meno la passione, Steffanini decise di stabilirsi a Roma dove aveva effettuato le ultime esibizioni. Sciolse la compagnia itinerante, indossò l’uniforme dell’esercito e si mise al servizio, in qualità di capo-tecnico, degli aerostatieri della Brigata Specialisiti del Genio che, al comando del maggiore Maurizio Moris, è all’origine della nostra aeronautica militare. La sua esperienza e passione furono fondamentali per lo sviluppo del corpo. Successivamente, pur continuando a lavorare per la Brigata Specialisti e non rinunciando alle ascensioni in pallone, mise su una fabbrica artigianale di aerostati a Via Catone a Roma, in zona Piazza Risorgimento, allora fuori città, vendendo diverse macchine all’esercito e ai privati, tra cui quella, di 900 metri cubi, di Hallecker.

Hallecker prese poi parte effettivamente all’Esposizione di Milano. Il “parco aeronautico”, una delle maggiori attrazioni dell’esposizione, comprendeva 12 aerostati, di cui sette italiani, tra i quali quello del “nostro”, peraltro tra i pochi di fabbricazione interamente nazionale. Per la “festa automobilistica ed aeronautica” del 2 maggio, che concludeva l’inaugurazione, prese il volo come sesto, nel primo pomeriggio. A bordo con lui c’erano di nuovo il costruttore Steffanini e la signora Vittoria Lepanto, “molto ammirata per il suo coraggio”. Ebbe una “falsa partenza”, rischiando di ricadere tra automobili e cordoni, ma fu rapidamente trattenuto dai soldati del Genio e rilanciato. Simultaneamente partì la gara delle automobili, per raggiungere i palloni all’atterraggio. Il “nostro” fu recuperato da una Fiat guidata da Weill-Schott. Informazioni da “La Stampa Sportiva” del 13 maggio 1906.

L’ascensione di giovedì 17 maggio 1906, sempre a Milano, fu a dir poco avventurosa. Hallecker provò a prendere il volo assieme al pallone “Fides” dell’Associazione Aeronautica Romana. Il forte vento indusse questo secondo equipaggio a rimandare la partenza, ma non il napoletano: nonostante il pallone fosse sbatacchiato ovunque, con l’aiuto di inservienti, soldati del Genio e numerosi volontari fu trattenuto fino a completare il gonfiaggio e poi lanciato, con a bordo Hallecker e Giannetti, sfiorando i tetti dei padiglioni e le cime degli alberi. Non sappiamo come si concluse il volo, che un giornalista definisce eufemisticamente come “interessante”, ma di certo Hallecker ne uscì integro e determinato a nuove imprese.
Da "La Stampa"




Anche lo Sparviero sopravvisse al duro trattamento, perché, di ritorno a Napoli, fu impiegato per altre ascensioni, più o meno avventurose. Decollato il 6 aprile, l'aeronauta non diede notizie di se fino alle 18 del giorno dopo, quando riuscì a inviare un telegramma da Altamura, dove era giunto dopo molte ore di volo. “La Stampa” ci tiene a informare che: “Halleker aveva portato con se una modesta collezione di bottiglie di champagne”.

Abbiamo notizia di un’altra ascensione a luglio. La Stampa Sportiva riporta: “A Napoli, dalla spianata del Veloce Club, ha avuto luogo un’ascensione libera dello Sparviero, il bel pallone del signor Hallecker. Alle 5.12, vi montarono il proprietario sig. Enrico Hallecker e il sig. Giovanni Nicolò, dando il segnale di lasciar le gomene. Lo Sparviero s’innalzò rapidamente, poi si fermò e poco dopo prese la volta di Capri. Alle ore 20.55 il pallone discese facilmente a Sorrento, sulla piccola spianata del bagno Regina Giovanna. Massima altezza raggiunta: m. 8000”. La quota dichiarata sembrerebbe, a dire il vero, un po’ eccessiva.

Da "La Stampa"
Lo Sparviero fu infine protagonista della pericolosa impresa raccontata dal periodico sportivo torinese e da altre testate, di cui abbiamo accennato all’inizio. Questa, a differenza delle precedenti, rischiò veramente di finire male. Decollato da Napoli alle 10.30 del mattino del 15 luglio, lo Sparviero venne subito spinto dal vento verso il mare. Il rischio era stato calcolato, in qualche modo, e infatti erano stati presi accordi perché la torpediniera Perseo seguisse il pallone e soccorresse, se necessario, gli aeronauti. Tuttavia la nave si tenne sempre a notevole distanza, anche quando il pallone cominciò una lenta discesa verso il mare, ciò un po’ a causa della velocità dell’aerostato sospinto dal vento e un po’, probabilmente, per mancata comprensione degli eventi da parte dell’equipaggio della nave. L’aerostato si diresse prima verso Capri, poi fu spinto nel golfo di Salerno. Hallecker tentò di tenere in aria la macchina il più a lungo possibile e ci riuscì per ben quattro ore, ma alla fine, esaurita la zavorra e quant’altro potesse lanciare, fu costretto ad ammarare. Finalmente la torpediniera accostò ma i tre passeggeri dovettero attendere a lungo in acqua, afferrati al relitto e rischiando seriamente l’annegamento, prima di essere finalmente tratti in salvo.

Il fatto, in se, non è raro nei racconti di quell’epoca: la “sicurezza” era un concetto tutto da costruire e misure e accordi prima dei tentativi erano approssimativi, per cui molto era lasciato alla fortuna, al buon senso e alla prontezza del momento.

Lo “Sparviero” era perso ma, fortunatamente, i tre occupati se la cavarono con un grosso spavento ma senza danni fisici. Hallecker non perse la passione: acquistò un nuovo aerostato, battezzato “Sparviero II”. Abbiamo notizia di un’ascensione il 24 agosto 1907, partita da santa Lucia a Napoli e conclusasi felicemente nella monumentale Villa Prota di Torre del Greco.

2 commenti:

  1. Signor Fortunato mi puo' contattare o darmi un indirizzo (email o facebook) per contattarla ? Sto facendo delle ricerche sulla IMAM ...Lavoro per la Gaijin .
    Mio indirizzo email frantzpergolini@gmail.com

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    1. Ho provato a dare seguito alla sua richiesta tramite i canali di cui dispongo, ma purtroppo non sono riuscito a ottenere nulla, anche perché la sua lecita curiosità era su modelli rimasti allo stadio di prototipo o quasi. Spero che, cio nonostante, continui a seguirmi.

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