mercoledì 14 gennaio 2015

“Monotipo Ricci 1922”, ovvero non solo idrovolanti


Catalogo della "Fratelli Ricci", probabilmente del 1922

La ricerca storica segue a volte strade contorte, ed è un bene perché servono competenze e passioni diverse per trovare tutte le informazioni e interpretarle nel modo giusto. E' così che sono entrato in contatto con la sezione di Napoli della Lega Navale e in particolare con Paolo Rastrelli, studioso appassionatissimo di vela e della sua storia. Tramite lui sto pubblicando il mio lavoro, scritto a quattro mani con Giuseppe Peluso, sulla Industrie Aviatorie Meridionali e i fratelli Ricci sul notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche, una bella soddisfazione.

In questo modo hanno cominciato a emergere i successi dell'azienda dei fratelli Ettore e Umberto Ricci in campo nautico e si rende necessario questo post forse poco aeronautico ma senz'altro utile.



I due pionieri e progettisti avevano rilevato le strutture della IAM dopo la crisi che l'aveva investita alla fine della Grande Guerra. La nuova impresa assunse il nome di “Cantieri Aeronautici e Navali Fratelli Ricci”. Nei difficili anni '20, in cui il mercato aeronautico era quasi del tutto assente – minimo quello militare, dopo le spese del tempo di guerra, praticamente ancora inesistente quello civile – i fratelli Ricci tentarono di affermarsi come produttori di aeroplani. Proposero, senza successo, il piccolo triplano R.6, monoposto da appena 3.5 m di apertura alare, al concorso bandito nel 1920 dalla Lega Aerea Nazionale per un “monoposto sportivo per allenamento economico”. Svilupparono anche il poco più grande R.9, biposto anch’esso triplano. Si trovano invece costretti a mettere da parte gli ambiziosi progetti digrandi idrovolanti pluriplani da trasporto, impostati nelle fasi finali della vita della IAM. Intanto l’azienda andava avanti con contratti di realizzazione e manutenzione di idrovolanti, anche per macchine prodotte durante la guerra, e intanto si impegnava a fondo nella nautica. La Ricci sviluppò in breve un ampio catalogo di imbarcazioni a vela e a motore e di accessori nautici e anche in questo settore i fratelli dimostrarono una sorprendente creatività.

Il "Monotipo" nel catalogo della "Fratelli Ricci"
Il più significativo, in questo senso, per il numero prodotto e la tradizione a cui ha dato origine è probabilmente il “Monotipo 1922”, imbarcazione a vela da scuola e competizione che è diventata standard per i club nautici partenopei e sulla quale si sono formate generazioni di timonieri. Per la descrizione, preferisco ricorrere alle parole di Paolo Rastrelli:
Il monotipo, conosciuto anche come “monotipo Ricci 1922” dal nome dei costruttori, i fratelli Ricci che operavano in un cantiere a Lucrino, era armato con randa aurica, boma e picco, un piccolo fiocco murato sul bompresso e le sartie volanti. Il cantiere Ricci cesserà ben presto la sua produzione e sarà solamente il Cantiere Basilio Postiglione di Posillipo a continuare fino agli anni Sessanta, la produzione dei monotipi napoletani.
I cantieri di Posillipo sono quasi certamente quelli già di proprietà della IAM e passati ai Ricci, assieme alle strutture di Lucrino. Sembra pertanto realistico che il Cantiere Basilio Postiglione abbia acquisito il progetto del Monotipo assieme alle strutture produttive, quando i Ricci le dismisero nel corso dei primi anni '20. I due fratelli avevano sviluppato diverse proposte di idrovolanti e aerei terrestri, senza successo commerciale, e i cattivi conti economici, precipitati di colpo a causa del fallimento di un contratto con la Grecia, li avevano alla fine convinti a cedere il passo come imprenditori.

Panoramica degli impianti della I.A.M. a Posillipo, nel 1918, prima del passaggio ai fratelli Ettore e Umberto Ricci


Le competizioni si moltiplicarono rapidamente. Il Monotipo ha avuto una lunga vita e ampia diffusione. Alla fine degli anni '20 la velatura fu aggiornata, sia sugli esemplari di nuova produzione sia su quelli esistenti, e altri aggiornamenti furono progressivamente apportati al progetto base. Le qualità del modello erano notevoli e si tentò anche di standardizzarlo a livello nazionale ma ci si scontrò con l'opposizione campanilista soprattutto dei genovesi. Riportiamo, in questo senso, sempre per tramite di Rastrelli, quanto scrisse il giornalista e velista Augusto Cesareo nel 1931 sulla rivista “Vela e Motore”.
Tenuto conto che il monotipo Ricci presenta vantaggi di non trascurabile rilievo, tra i quali la solidità, le qualità marine, che gli consentono di affrontare navigazioni lunghe con qualunque tempo e, quel che più importa dal punto di vista pratico, il prezzo niente affatto elevato, i responsabile della vela napoletana cercano da tempo di ottenere in sede nazionale un riconoscimento ufficiale per questa imbarcazione. L’iniziativa non ha alcun successo soprattutto per la resistenza dei genovesi che non sono intenzionati ad accettare barche che non siamo di costruzione ligure. Il Comitato circoli Nautici partenopei aveva già avanzato nelle sedi competenti una proposta per modernizzare i monotipi Ricci con l’armatura Marconi in modo da “migliorarne la velocità ed accrescendone le qualità orziere che erano le sole davvero deficienti ed eliminando così il principale difetto di queste barche napoletane. A paragone della vecchia attrezzatura si rileva uno sviluppo maggiore del triangolo di prora (11 mq) e una leggera diminuzione della superficie della randa (26 mq). L’equipaggio in regata è di tre persone mentre sul monotipo 1922 si regatava anche in solitario.
Un "Monotipo" a Napoli (Mergellina) negli anni'50

I Monotipo “Ricci” hanno terminato la loro lunga carriera di imbarcazioni da scuola e competizione negli anni '60, soppiantati dai nuovi modelli a scafo planante. Continuarono tuttavia a essere impiegati come barche da diporto, a disposizione dei soci dei vari club, e qualche esemplare ancora esiste, tra gli approdi di Posillipo e Mergellina, di proprietà di privati appassionati.

Quest'imbarcazione potrebbe quindi definirsi, con ogni probabilità, il progetto di maggior successo dei prolifici fratelli Ricci.

2 commenti:

  1. La passione porta a scoprire notizie quasi inedite. Ciao Peppe

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    1. Ciao Peppe, è verissimo ed è forse il maggiore piacere di questo nostro impegno.

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