martedì 14 gennaio 2020

“Storia dell'aeroplano”, una sorta di recensione




Curioso leggere oggi, a novantanove anni o poco meno dalla pubblicazione, questo testo firmato nel 1911 da Claude Grahame-White, un pioniere britannico dell’aeronautica. Incuriosisce perché parlare di “storia” per un mezzo inventato appena otto anni prima sembra, agli occhi odierni, addirittura fuori luogo. Si tratta, in effetti di un instant book, come si direbbe oggi, costruito per lucrare sulla curiosità del pubblico nei confronti del “più pesante dell’aria” e anche un modo di propagandare il nuovo mezzo. Rileggerlo ci consente di fare un tuffo nella mentalità, nelle ambizioni e nelle speranze di quei tempi, ed è forse questo l’aspetto più interessante.

Cominciamo dalla terminologia scelta dall’autore, che ci dà una prima impressione dei tempi. I piloti spesso sono indicati come "flyer", traducibile come “volatori” o qualcosa del genere. L’automobile è "motor-car", essendo in epoca pionieristica anche quella tecnologia e il “car” non avendo, di default, un “motor”. Andare in automobile è "motoring". Ricognizione è "reconnoitering". Non esistono aeroporti ma “aerodromi”.

Ci sono poi gli appassionati racconti delle imprese dei pionieri, come i primi voli dei Wright, la trasvolata del Canale della Manica da parte di Louis Bleriot e il tentativo da parte dello stesso Claude Grahame-White di vincere il primo premio bandito dal Daily Mail nel 1906 per volare(a tappe) da Londra a Manchester o viceversa nell’arco di 24 ore, tentativo in cui fu battuto da Louis Paulhan, altro celebre pioniere del volo.